Film del 2009 diretto dal regista belga Felix Van Groeningen e premiato alla Quinzaine. Uno scrittore racconta la propria infanzia vissuta in casa della nonna con il padre ed i tre zii. Gli uomini della famiglia Strobbe sono tutti alcolizzati ed inclini alla rissa e il ricordo del protagonista scorre tra bevute colossali, momenti di violenza domestica e situazioni cariche di un umorismo certamente becero ma genuino. L'autore mescola brillantemente commedia e tragedia, mostrando una quotidianità del disagio lontana dagli stereotipi cui il cinema, specialmente quello americano, ci ha abituato. L'atmosfera é, per certi versi, riconducibile a un certo cinema realistico inglese, così ricco di argomenti simili, senza però quell'afflato collettivistico che permette di raccontare un'epoca o la vita di un'intera classe sociale. Van Groneningen fa un film molto "stretto" sui protagonisti, gestendo lo spazio in modo da creare nello spettatore un turbamento claustrofobico che, in sostanza, ricalca quello del giovane protagonista. L'autore propone un film molto sincero in cui, alla fine, non si riesce proprio a disprezzare quei personaggi certamente negativi ma anche così umani.
giovedì 8 luglio 2010
The Misfortunates (De Helaasheid Der Dingen)
Film del 2009 diretto dal regista belga Felix Van Groeningen e premiato alla Quinzaine. Uno scrittore racconta la propria infanzia vissuta in casa della nonna con il padre ed i tre zii. Gli uomini della famiglia Strobbe sono tutti alcolizzati ed inclini alla rissa e il ricordo del protagonista scorre tra bevute colossali, momenti di violenza domestica e situazioni cariche di un umorismo certamente becero ma genuino. L'autore mescola brillantemente commedia e tragedia, mostrando una quotidianità del disagio lontana dagli stereotipi cui il cinema, specialmente quello americano, ci ha abituato. L'atmosfera é, per certi versi, riconducibile a un certo cinema realistico inglese, così ricco di argomenti simili, senza però quell'afflato collettivistico che permette di raccontare un'epoca o la vita di un'intera classe sociale. Van Groneningen fa un film molto "stretto" sui protagonisti, gestendo lo spazio in modo da creare nello spettatore un turbamento claustrofobico che, in sostanza, ricalca quello del giovane protagonista. L'autore propone un film molto sincero in cui, alla fine, non si riesce proprio a disprezzare quei personaggi certamente negativi ma anche così umani.
mercoledì 7 luglio 2010
A Ma Soeur!
Film francese del 2001 diretto da Catherine Breillat.E' la vicenda di due sorelle: Elena 15 anni molto bella, e Anais 13 anni sovrappeso e complessata.Durante una vacanza, Elena perde la verginità con uno studente italiano. Anais assiste in silenzio agli incontri sessuali della sorella con un misto di invidia e frustrazione. La situazione si complica sempre più fino allo choc finale.
Breillat, come sempre, conduce lo spettatore in un microcosmo di sesso esplicito e voyeurismo. In questo caso la regista racconta le drammatiche vicissitudini che portano la protagonista, Anais, a confrontarsi con il passaggio all'età adulta. L'evoluzione avviene attraverso la forzata conoscenza di sé cui è costretta a seguito del comportamente della sorella, e tramite il loro rapporto di odio/amore. Il finale, fortemente simbolico e controverso é teatro di una violenza solo apparentemente fuori luogo. In seguito alla deturpante iniziazione, Anais decide il tipo di donna che vorrà essere: non subirà passivamente la propria femminilità. La provocazione é durissima, al limite dell'offensivo.
martedì 6 luglio 2010
Tatarak
Pellicola polacca del 2009 diretta da Andrzej Wajda. Un film che si svolge su tre livelli narrativi. Marta è la moglie di un anziano dottore che lavora in un piccolo paese della Polonia degli anni 60. I due figli della coppia sono stati uccisi durante la guerra. La donna cerca di ritrovare le sensazioni della propria giovinezza negli incontri con un giovane conosciuto per caso. Wajda decide di mostrare anche la realizzazione del film in questione alternando il racconto vero e proprio a sequenze di ripresa. Il tutto è inframmezzato da alcune lunghe inquadrature con macchina fissa sull'attrice che interpreta Marta, Krystyna Janda, che in penombra in una stanza recita un lungo ed intenso monologo in cui racconta gli ultimi terribili giorni di vita del marito, il direttore della fotografia Edward Klosinski, morto di cancro.La scelta metacinematografica dell'autore si rivela perfetta nel consentire di valutare in profondità il rapporto tra morte e cinema. L'ambiguità tra realtà e finzione crea un cortocircuito emotivo che riduce sensibilmente la distanza tra autore e spettatore, consentendo a Wajda di raccontare il dolore e l'attesa della morte con notevole efficacia.
lunedì 5 luglio 2010
Marilena De La P7
Mediometraggio del regista rumeno Cristian Nemescu girato nel 2006. Poche settimane dopo la fine delle riprese il giovane autore (classe'79) rimase drammaticamente ucciso in un incidente d'auto.Bastano 45 minuti a Nemescu per raccontare con grande efficacia il degrado della periferia di Bucarest e le difficoltà quotidiane dei suoi abitanti. Il film narra i timori e l'incoscienza, tipici della prima adolescenza, del tredicenne Andrei e la sua infatuazione per la prostituta Marilena, fragile personaggio quasi pasoliniano alla disperata ricerca di un contatto umano e sincero che le è sempre stato negato. Il regista è abile nel conferire al quartiere dove si svolge la vicenda una dignità da protagonista vero e proprio, che vive e soffre la mancanza di prospettiva esattamente come chi vi abita. Lo stile documentaristico con macchina a mano e l'utilizzo di location rigorosamente reali aumentano nello spettatore la percezione di quell'angoscia silenziosa su cui si regge il film. Il gesto eclatante compiuto da Andrei per conquistare la ragazza, gesto di ribellione e di speranza per un futuro che non sia già scritto, paradossalmente non fa altro che certificare la disperazione senza via d'uscita cui sono costretti gli abitanti che popolano quei quartieri difficili.
Un film intenso e crudo che rappresenta la vitalità del cinema d'autore rumeno di questi anni.
domenica 4 luglio 2010
The Taste Of Tea (Cha No Aji)
Film giapponese del 2004 diretto da Katsuhito Ishii. Una storia familiare raccontata in maniera surreale e a tratti pirotecnica, in perfetto equilibrio tra il grottesco e il quotidiano. Tra timidi adolescenti innamorati, treni volanti, disegnatori di manga e fantasmi giganti, si mostra come l'intero universo possa trovare compiutezza nella capriola finalmente riuscita di una bambina. La grazia infinita con cui l'autore racconta l'umanità dei suoi personaggi a tratti lascia senza fiato. Ishii trova una perfetta contestualizzazione del suo racconto/puzzle nella verde campagna giapponese ed in una narrazione dai meravigliosi tempi dilatati che qualcosa ad Ozu la deve di sicuro.Bellissima la sequenza nel finale in cui, sfogliando alcuni album di disegni e palesando così l'artificio cinematografico, si suggerisce come la magia del cinema forse nasca proprio dalla sua semplicità.
sabato 3 luglio 2010
Red Road
Film inglese del 2006. Primo lungometraggio della bravissima regista inglese Andrea Arnold. Nasce da un'idea di trilogia promossa da Lars Von Trier e Lone Scherfig: tre film ambientati in Scozia, con gli stessi personaggi e protagonisti, diretti da esordienti. E' un film tipicamente inglese che parla di vendetta. Vendetta raccontata da un punto di vista molto umano e che pochissimo concede allo stereotipo cinematografico sull'argomento. Niente azione, solo due personaggi slegati dalla vita che interagiscono tra loro in modo assai inusuale. Lo spettatore è lasciato all'oscuro dell'antefatto causale per buona parte del film, la cui durezza esplode in una scena carnale girata ed interpretata con coraggio e consapevolezza. Le panoramiche larghissime su una Glasgow sofferente conferiscono ulteriore drammaticità alle ricorrenti, impietose, inquadrature strette sui volti dei protagonisti.
venerdì 2 luglio 2010
Il Pianeta Azzurro
Una pellicola di Franco Piavoli del 1982. Tarkovskji spese parole di ammirazione per questo film poetico/contemplativo in cui l'esistenza viene scandita non dall'attività dell'uomo ma dal ritmo ciclico della natura. L'acqua come origine della vita, sia quella istintiva di insetti e bovini, sia quella civile/rurale dell'uomo. Tutti gli esseri viventi sono contemporaneamente protagonisti e spettatori dell'esistenza. Uso massiccio di focali lunghe o addirittura di macro. Come anche i film successivi, girato in solitario dall'autore con l'assistenza della moglie Neria.
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